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Chiaia, nuova sede per l'Unitą di Salute Mentale
 
 
di Alvaro Mirabelli
 
Il corto circuito mentale? Un brutto nemico. E loro, quelli col male invisibile, se nascono a Napoli, nascono pure iellati: pessima faccenda una psiche ammalata, se ti capita qui. Pessima per il portatore del disagio, un incubo per i familiari: perché, nella città difettosa, la Sanità galleggia su debiti e privazioni. E così, spesso, non se ne esce. Con gli ammalati a pagare per tutti. Altrettanto spesso, però, se la macchina sanitaria va in tilt, è il fattore umano a fare miracoli: è il caso dell’èquipe che lavora all’Unità Operativa di Salute Mentale di Chiaia-Posillipo-S. Ferdinando, Capri compresa. La storia di questa squadra, con dentro psichiatri, psicologi, infermieri e amministrativi, è infatti uno spaccato esemplare di sanità double face: tutti eroi della porta accanto, abituati ai salti mortali in un paesaggio organizzativo da dopobomba.
L’ultimo tormentone, lo sfratto dalla sede di Monte di Dio, ha rischiato di sbattere sul lastrico loro e i 1500 assistiti in carico alla struttura. Lo sa bene il dottor Claudio Petrella (nella foto), 11 anni al timone del gruppo, da 6 mesi in pensione: lui gli ultimi 4 anni li ha trascorsi tra fregature e anticamere quotidiane nel tentativo di dare un nuovo tetto all’Unità Operativa. «In questo caso è finita bene: il trasloco nella nuova sede è questione di giorni», racconta l’ex direttore della UOSM del Distretto 24. Petrella però non dimentica: dal 2008 ha pregato, tuonato, bussato a parecchie porte e alcune le ha pure sbattute. E intanto sulla sua scrivania impilava le lettere delle famiglie dei pazienti, terrorizzate all’idea dello sfratto. Poi lo spiraglio diventato certezza: i lavori in alcuni ambienti della vecchia struttura Asl, tra i giardini del Molosiglio, sono agli sgoccioli e, a fine luglio, medici e pazienti festeggeranno nei nuovi locali. Una vittoria incassata al novantesimo, anzi in pieno recupero, proprio sotto elezioni. Con ovvio corollario di malignità. Ma nessuno, alla UOSM, ha fatto i conti in tasca al regalo: alla vecchia sede fanno già le valigie con facce un po’ più distese anche se, dato il mestiere, le rughe si mettono in conto e il futuro è sempre in trincea. Tuttavia c’è una cosa che Petrella proprio non digerisce: «Il cinismo della politica. Col Molosiglio ci è andata bene, ma per un pelo. E un grazie va al presidente di Chiaia, Fabio Chiosi.
A Napoli, però, resta drammatico lo scenario operativo di chi si occupa di salute mentale». Ma, ostacoli o meno,  a Monte di Dio lo psichiatra e il suo staff hanno fatto onore alla professione: lo dicono i fatti che l’attività della UOSM 24, attualmente gestita dal dott. Michele De Rosa, è stata da incorniciare. «Da noi il lavoro psichiatrico è diventato opera di salute mentale. Il salto di qualità è tutto qui: malgrado la riduzione di uomini, di fondi e di spazi», precisa Petrella, alludendo ad esempio al prezioso pool di infermieri, amministrativi e assistenti sociali, falcidiato da da pensionamenti e trasferimenti. Così ci si arrangia. In giro, ad esempio, si sa che a volte gli operatori fanno colletta tra loro, pur di garantire il servizio al malato. Capita pure che un ricovero urgente sia fatto in taxi. E visto, poi, che in sede non hanno un fax, si risolve, bussando al vicino che capisce e fa usare il suo.
Soluzioni creative, insomma, e si tira avanti: anche se ogni tanto, proprio sul fronte ricoveri, tutta l’inventiva del mondo non basta. Quelli disposti, ad esempio, dal Servizio di Emergenza psichiatrica, attivo 24 ore su 24, sono una pura scommessa. Il meccanismo per sommi capi è che un paziente da ospedalizzare d’urgenza viene destinato ad un reparto che in gergo si chiama «Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura» (SPDC): gli SPDC si trovano al S. Gennaro e al S. Giovanni Bosco che in tutto dispongono di 35 posti-letto, compresi quelli del Monaldi dove però l’agitato mentale può solo trovare riparo perché non ci sono psichiatri. 35 posti, già pochi, che in realtà sono pure di meno perché non c’è personale. E così, spesso, psichiatra e malato trovano le porte sbarrate. Ma ecco il guizzo di fantasia: si torna a casa del malato e lì ci si inventa un ricovero un po’ artigianale. E i «senza fissa dimora» in preda a una crisi? Dove sistemarli? Qui siamo al top delle difficoltà.
Petrella incalza: «Senza quattrini il sistema fa flop, ma spesso il corto circuito è anche colpa di procedure caotiche, persino diaboliche». E tra poco, per restare al Pronto Soccorso psichiatrico, andrà pure peggio. Finora, infatti, all’intervento notturno ha partecipato lo psichiatra: il quale o calma il malato o decide per il ricovero. In tempi stretti, però, a causa dei tagli antidefict, lo specialista verrà eliminato dal turno di notte. «E così, visto che gli infermieri non possono fare diagnosi o assumere decisioni, per un caso grave, cioè un “Codice rosso”, non resterà che chiamare la polizia, col povero cristo che magari finisce in manette. O, magari, un banale nevrotico che ha perso le staffe, verrà spedito al Trattamento Sanitario Obbligatorio», scuote la testa Petrella. Insomma: non incazzatevi più di notte. Non si sa mai. Per quelli della UOSM 24, in ogni caso, non sarà il primo né l’ultimo dei problemi: ma, come al solito, continueranno a fare miracoli.
 
 
 
27 luglio 2010
 
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