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Confessioni di un ex scommettitore
 
 
di Carmine Mastantuoni
 
Presidente «Il giocatore compulsivo è bugiardo e megalomane; mente alla sua famiglia, ai colleghi di lavoro, ai suoi amici, vive soltanto per il gioco professando manie di grandezza; non gioca mai per vincere, ma per il gioco in sé, per il gusto dell’attimo, per mera sfida alla sorte. Se qualche volta il compulsivo vince, si rigioca tutto, sino allo sfinimento». A parlare è Ciro, 47 anni, pensionato per motivi di salute, responsabile della comunicazione dell’Associazione «Giocatori Anonimi» di Napoli, sodalizio nato per aiutare gli scommettori patologici a liberarsi dal “gioco d’azzardo compulsivo” che colpisce un milione e mezzo di italiani. Se sino a qualche decennio fa si giocava nei casinò, nei banchi del lotto e nelle bische clandestine - altra cosa era il totocalcio, rito domenicale tipicamente nazional-popolare - oggi, attraverso internet, l’azzardo è entrato con violenza anche nelle nostre case con il poker on line e con fantasmagorici casinò multimediali; nei bar e nei luoghi pubblici con le new slot e le vlt. Il progresso della tecnica ha fatto divenire la scommessa globale e ad esito immediato, ed ecco nascere better, snai, oltre a lottomatica, gratta e vinci, win for life e 10 e lotto, in una macchina rutilante che ha bisogno soltanto di euro sonanti.
 
Signor Ciro, come è stata la sua carriera da scommettitore compulsivo?
In un solo anno, tra il 2008 ed il 2009, ho buttato al vento la somma di circa centocinquantamila euro. Ho iniziato a giocare all’età di 14 anni scommettendo sulle partite di calcio balilla, ed ho continuato a scommettere e giocare per i successivi trentatrè anni, di tutto e su tutto, ad esclusione delle new slot e vlt, ma solo perché sono nate di recente, dopo che avevo smesso.
Com’è riuscito a smettere?
Arriva prima o poi per tutti il momento della consapevolezza di essere dipendenti da un qualcosa altro da te, che ti impedisce un normale svolgimento della vita quotidiana. Tra due mesi festeggio il mio terzo anniversario e posso dire di essere contento; mi sono ritrovato con un figlio già grande ed una moglie con cui sono riuscito a costruire un rapporto. è stato come aver corso per decenni a trecento all’ora e d’improvviso fermarsi; all’inizio ti senti a disagio, fuori dal tuo ambiente naturale, ma dopo riesci ad accorgerti dell’esistenza del mondo circostante e ti rendi conto che devi ricostruirti un’esistenza. In chi si avvicina ai nostri gruppi, verifichiamo preliminarmente il grado di consapevolezza, senza la quale qualsiasi percorso diventa inefficace. Proprio l’accettazione della propria dipendenza al gioco, costituisce il primo dei dodici passi che porteranno alla liberazione dalla dipendenza. C’è da dire che più elevato è il grado d’istruzione e maggiore è la resistenza all’ammissione del proprio stato.
Cos’è «Giocatori Anonimi»?
è un’associazione nazionale che nell’anonimato e senza fini politici e di lucro, mette in comune la propria esperienza per aiutare gli altri a recuperarsi dal gioco compulsivo. Lo scorso 15 gennaio il gruppo napoletano ha festeggiato i primi dieci anni d’attività con un convegno a Nola, al quale hanno partecipato il Vescovo di Nola e medici dell’Asl Napoli 3 Sud che fanno parte dell’unità operativa per le dipendenze, diretta dal dottori Papilio e Guarino. I prossimi 12 e 13 maggio, ci sarà un convegno nazionale a Bellaria, in cui tutti i gruppi attivi si confronteranno. Il gioco d’azzardo compulsivo è un male che, non dipendendo da agenti patogeni esterni come per esempio la droga, è più subdolo e difficile da sconfiggere. Si cela dietro la vergogna di chi ne è affetto e della sua famiglia, e agli occhi della gente comune appare quale un comportamento puramente vizioso. Soltanto un continuo confronto tra i soggetti coinvolti può individuare un percorso di riabilitazione corretto.
Quanti sono gli aderenti a Napoli?
Circa 150 persone tra Napoli e provincia; in città operano due gruppi che si riuniscono l’uno in una chiesa valdese presa in affitto, e l’altro in un locale confiscato alla camorra, messo a disposizione da Padre Alex Zanotelli. Gli altri due gruppi sono operativi a Portici e a Nola. Ci autofinanziamo, non facciamo propaganda politica né apparteniamo a partiti politici, e le cariche sociali si rinnovano ogni semestre, anche se le nostre regole associative sono un po’ vecchie e andrebbero adeguate ai tempi che viviamo, per rendere la nostra azione ancora più incisiva. L’attività associativa si esplica con incontri settimanali dei giocatori; agli incontri possono partecipare anche estranei, purché tutti i partecipanti siano d’accordo. Anche i familiari partecipano ed i gruppi si riuniscono congiuntamente e si confrontano mensilmente. Per ciò che mi riguarda, sono contattabile in ogni momento del giorno e della notte da chiunque abbia bisogno di aiuto e di conforto.
E' possibile tracciare un modello di giocatore tipo?
Quando ho iniziato io era facile rispondere: il giocatore tipo era di sesso maschile, poco scolarizzato, tra i 30 e i 40 anni di età e fumatore incallito. Adesso non è più così; a noi si rivolgono i ragazzini appena maggiorenni, come pure le pensionate che iniziano a giocare a 60 anni per noia. La tecnologia ha sconvolto tutto e chiunque può trovarsi improvvisamente invischiato nella dipendenza.
Quali aiuti ricevete dalle istituzioni locali e nazionali?
Nessuno. Spesso il gioco compulsivo si associa ad altri problemi, quali l’alcolismo e la tossicodipendenza, poiché non è immaginabile una resistenza fisica e mentale così pervicace, senza l’associazione di molteplici dipendenze. Un aiuto immediato e a costo zero che il Comune potrebbe darci, può essere quello di assegnarci un locale del patrimonio disponibile come avviene già per altre associazioni. Poi, l’ente comunale potrebbe inserire i nostri recapiti tra i numeri utili del sito istituzionale.
Come è possibile mettersi in contatto con voi?
Chiunque lo voglia, può consultare il nostro sito www.giocatorianonimi.org, dove troverà i recapiti telefonici e l’ubicazione delle nostre sedi. Proponiamo ai visitatore di rispondere ad un test: se darà 7 risposte affermative sulle 20 domande proposte, allora vuol dire che ha bisogno di un aiuto vero.
 
 
 
26 aprile 2012
 
 
 
 
 
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