IUPPITER GROUP | MEDIA • IuppiterNews • Iuppiter TV • Chiaia Magazine • La rivista del mare | LIBRI • Catalogo • Store
home | quelli di chiaia | S.O.S. chiaia | archivio numeri | news | primo piano | sollecitazioni | quartierissime | grande napoli | mobilità | banconote | saper vivere | movida
     
 
 
Al Pancione e il botteghino dei visionari
 
 
di Max De Francesco
 
Nel 2009, in piena decadenza Bassolino, l’allora assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Cozzolino, annunciò lo stanziamento di 22 milioni di euro per uno dei pallini del capo: la Cittadella del Cinema a Coroglio. Un ciak d’anni dopo, s’è capito che di Bagnoliwood non ce n’era bisogno: gli Studios sono in proiezione stabile a Palazzo San Giacomo. Negli altri Palazzi non sono portati per il cinematografo: a Santa Lucia, il governatore Caldoro, detto Freddoro per quel talento innato a raffreddare le platee, non ha faccia da cinepresa; a piazza Matteotti, il presidente Cesaro ogni volta che avvista le telecamere va in panico come i bagnanti del film Lo squalo. Alle audizioni istituzionali non c’è partita perché non v’è concorrenza. Sgominate le comparse, c’è un solo attore al comando: Luigi de Magistris. Dopo i suoi trascorsi nei thriller giudiziari, la star vomerese con piglio da tronista , convinto fino all’esaltazione delle sue qualità interpretative, eternamente oscillante tra Genchi e la Maionchi, ha scelto i suoi “Amici”, arancioni e “scassatori”, e un copione: mettersi in posa e proclamare.
Mesi fa, in questa strategia da occhio di bue, il sindaco “posatore”, negli studi di piazza Municipio, ha girato un video-invito indirizzato ad Al Pacino, in cui gli chiede, da star a star, di venire a Napoli per presentare il suo ultimo film Wilde Salomè. Subito è diventato un cult l’incipit del videomessaggio sparato su Youtube: “Ciao Al, sono Luigi de Magistris, il sindaco di Napoli… io sono un tuo grande fan…”- A parte “Al”, detto alla napoletana, con un numero di “elle” che supera quello dei precari Bros, la performance del primo cittadino, le cui parodie abbondano in rete, contiene momenti memorabili per comicità involontaria. Come quelli della giacca indossata con goffaggine brillante o della camminata nella stanza a pancia “trattenuta”.
Di Al Pacino, però, nonostante la messa in scena da “C’è posta per te”, neanche l’ombra: pare che, per vedere Tony Montana in città, manchino all’appello trecentomila euro. Chi mette i soldi? Non chiedetelo ad Al Pancione che, dagli Studios di palazzo San Giacomo alle soluzioni preferisce le postproduzioni, alla città reale predilige quella immaginaria. La Coppa America ne è l’esempio lampante, il film di riferimento. Trama: “Dopo la monnezza, la città deve rifarsi un’immagine. Diamoci alla vela. Paghiamo gli americani che arrivano con un pugno di catamarani. Colpo di scena: Bagnoli non è più il campo di gara. Via Caracciolo alla riscossa. Al Pancione chiama i suoi: chiude mezza città e libera il lungomare. Tra acquazzoni, aquiloni e pasquette, posa, premia e scommette: lo spettacolo costa caro, ma deve continuare”.
A vele ferme, l’evento sportivo ha avuto costi da kolossal e benefici, al momento, immaginari. Alcune cifre fotografano la realtà meglio di qualsiasi ragionamento: 22 milioni di fondi europei destinati dalla Regione al grande evento denominato “America’s Cup World Series a Napoli 2012-2013”; un obolo di 10 milioni, a carico delle istituzioni, per l’utilizzo del marchio americano, di cui 2 milioni provenienti dalle sofferenti casse comunali; 185mila euro che il Comune dovrà sborsare per lavoro straordinario di funzionari e vigili urbani; 1 milione e 100mila euro per il necessario potenziamento dei trasporti nei giorni della kermesse; 400mila euro di mancate entrate stimate dalla Napolipark per i posti a pagamento inibiti nell’area del lungomare; 9 milioni di euro di mancato incasso denunciato dai commercianti isolati dalla immensa morsa Ztl. Dal botteghino dei visionari, al di là della realtà, per giorni e giorni alle strambate mediatiche del sindaco (“L’attenzione internazionale sarà altissima: 75 tv di tutto il mondo accreditate, 320 milioni e 5 giorni di diretta, 197 paesi collegati, 80 milioni di telespettatori”) si sono aggiunte le virate trionfanti di Paolo Graziano, leader dell’Unione Industriali di Napoli e della società di scopo creata per l’organizzazione dell’evento.
Dopo un corpo a corpo con Narciso, con un sorriso alla Ben Stiller, in uno dei tanti inutili convegni, disse: “L’America’s Cup? Sarà un successo. Rimetterà in moto l’economia locale, avrà un impatto economico sul territorio stimato per circa 50 milioni di euro. Per ricaduta mediatica è secondo solo al Calcio e alla Formula Uno. E poi, l’evento ha permesso un restyling della storica Villa Comunale”. Quale Villa? Quella con la pavimentazione “bombardata”, la Cassa Armonica senza “cappello”, la spettrale Casina del Boschetto, la pezzottata illuminazione? E i 50 milioni quali rotte sconosciute hanno preso? La città, aperta alle novità, curiosa e ammuinatrice per natura, non sempre è a conoscenza di come venga gestito il budget per la “sua” immagine: avrebbe meritato una conferenza post evento, con il casting istituzionale a spiegarci costi, benefici, imprevisti e probabilità della passerella dei catamarani. E mentre il circo velico si è spostato a Venezia - dove le istituzioni, a differenza delle nostre, non hanno messo un centesimo - nell’attesa di Al Pacino, (ma non doveva venire anche Obama? A quando Shakira?), Al Pancione, tutto chiacchere e distintivo, prosegue il suo tour tra gli aquiloni.
Poco importa se la differenziata è ferma al 18%, i commercianti protestano e la città stringe la cinghia. A lui s’allarga. Appena, però, i riflettori lo inchiodano, trattiene il respiro e continua a recitare come se fosse il sindaco della città.
 
 
 
 
 
Indietro
 
 
© 2005 - 2019 chiaiamagazine.it | tutti i diritti sono riservati | edizione Iuppiter Group | P.IVA IT07969430631