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Gradoni di Chiaia, restyling dimezzato
 
 
Il Comune ritarda lo sblocco dei fondi necessari al completamento dei lavori

di Oscar Medina
 
Gradoni di Chiaia: da via Chiaia a via S. Caterina da Siena, e poi su fino al Corso. Era la preferenziale della Malanapoli e dello scippo. Poi, con la riqualificazione, sono arrivati il decoro e la civiltà. Dietro il risanamento, però, è restata la solita scia di nodi irrisolti che ora rischiano di fare guasti pesanti. Colpa degli incidenti di percorso collegati al recupero: un passo indietro per capire quali. La storia inizia nel 2005 quando arrivano i soldi torinesi della Compagnia di San Paolo che finanzia restauri urbanistici in tutta Italia. L’accordo tra Comune e Fondazione prevede la riqualificazione dell’antico asse urbano, cominciando dal tratto tra il Corso e Santa Caterina. La Compagnia si impegna per 700mila euro, il Comune altrettanto. Il restyling, iniziato a luglio 2007, si conclude a giugno 2011: tra ritardi e frenate 4 anni di salti mortali. Ma il grosso, almeno quello, è fatto: manca solo l’arredo urbano. Un dettaglio? No. Una grana monumentale. L’impresa, infatti, ha lavorato sulla parola, anticipando perfino di tasca sua perché Palazzo S. Giacomo, dopo aver pagato parte delle spese con l’importo di sua competenza, al momento di saldare il resto con i fondi della Compagnia, ha staccato la spina. Eppure quelli targati Torino sono quattrini vincolati al restauro: l’obbligo per il Comune è quello di girarli all’impresa ma intanto li tiene bloccati in cassa. Risultato: uno stallo che dura da un anno durante il quale l’appaltatore, che ha mollato il cantiere senza fare i ritocchi finali, ha disperatamente bussato a denari, sventolando i suoi crediti ma anche le gravi difficoltà causategli dal Comune inadempiente. Le conseguenze? Lavori incompleti, un’impresa alla canna del gas e persino il rischio che Torino, in assenza del rendiconto di spesa dei fondi concessi, si riprenda, in tutto o in parte, la somma. Uno schiaffo per la città. Una figuraccia per il Comune. A meno che non intervenga Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio.
 
28 maggio 2012
 
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