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Così si epura la letteratura
 
 
La riforma Gelmini contro gli scrittori del Sud: nei programmi ministeriali non c'è traccia di poeti meridionali del '900
La decisione è stata resa nel 2010, nel silenzio più totale sono stati epurati Quasimodo, Sciascia, Rea e tanti altri

di Aurora Cacopardo
 
È sotto l’occhio di tutti che le vicende del nostro Paese hanno portato a un rapido cambio di esecutivo, non realizzato da elezioni. Ciò ci ha indotto a riflettere sulle forme di governo e sulle teorizzazioni di pensatori greci e latini, in quanto esse testimoniano come gli antichi avessero saputo formulare teorie esemplari utili per quanto accade nelle società civili in ogni tempo. Ciò che non è sempre noto è che in tutti i sistemi politici, da Polibio che si rifà a sua volta ad Erodoto, da Platone a Dicearco, da Panezio a Cicerone, c’è un grande rispetto per gli scrittori, i filosofi e i poeti. Per cui sembra tornare attuale l’invettiva di Voltaire quando ammoniva i borghesi e le teste matte che si credono sottili e si danno importanza sostenendo che i libri non servono a nulla: «Grandi ignoranti che altro non siete! Non sapete che siete governati solo da libri? E che il codice civile e quello militare ed i vangeli sono dei libri?». Di sicuro il grande illuminista si sarebbe rivolto scandalizzato agli uomini del Nord, a quelli della Padania, ai quali dà terribilmente fastidio che i meridionali sappiano «un sacco di cose antiche di cui a loro non importa assolutamente nulla». «...Nuialter sem roba pratica, terun minga filosofia!». Segno, dunque, che il male è antico, il presunto rimedio, purtroppo, è nuovo: poeti e scrittori meridionali del ‘900 cancellati dai programmi per i licei e gli istituti tecnici in generale. La decisione è stata presa nel silenzio più totale nel 2010 da una commissione di esperti nominata dall’allora ministro dell’Istruzione Maristella Gelmini. Il documento, partorito nei giorni della riforma (vedi sito del Minstero dell’Istruzione) appare a tratti ancora più ermetico del versi del siciliano Quasimodo (nella foto), premio Nobel e padre dell’Ermetismo. Il titolo per intero è «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’art. 10 comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.89, in relazione all’art. 2 commi 1 e 3 del medesimo regolamento».
Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui il papello ministeriale: «Il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva: Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto. Il percorso della narrativa dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi, Pavese, Pasolini, Morante e Meneghello». Su 17 poeti e scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all’‘800, non c’è nei programmi un sol poeta meridionale. Epurati senza pietà autori come Alvaro, Bufalino, Gatto, Quasimodo, Marotta, Silone, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Rea, Prisco. Gli autori meridionali sono confinati a realtà regionali mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella del nord vincente ed europeo.
La cultura era l’unico campo ancora disposto a riconoscere ai meridionali una eccellenza magaris solo per accidente storico (origine greca). Ora le cose sono state messe in ordine. La minorità del Sud imposta ed accettata nei servizi, nella sanità, negli interventi dello Stato, è finalmente sancita «per ministerial divisamento ed imposizione, pure nella poesia e nella letteratura».
È bene ricordare che ovunque un poeta, uno scrittore, un filosofo siano messi a tacere, l’umanità si impoverisce. Comunque la nostra sparsa pattuglia di uomini del Sud resta imbattibile perché - prendo a prestito la bella immagine di Jorge Luis Borges - possiede l’anima del mondo.
 
 
26 giugno 2012
 
 
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