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Che avrebbe detto Siani?
 
 
L’incredibile vicenda di Amalia De Simone, ex collaboratrice de il Mattino, che le ha chiesto di pagare 52mila euro per un articolo diffamatorio

di Rita Giuseppone
 
Chi rompe paga e i cocci sono suoi. Ma nel caso di un concorso di colpa, come si fa a stabilire quanto abbia pesato la responsabilità di ognuno? Nella redazione del Mattino di Napoli la risposta è semplice: il più debole paga per tutti. Sta pagando Amalia De Simone, una cronista napoletana, alla quale il quotidiano di via Chiatamone ha chiesto quasi 50mila euro di risarcimento per aver scritto un articolo risultato poi diffamatorio, come si apprende dalla dettagliata inchiesta uscita a giugno su iustitia.it. “Gianca’, ‘e nutizie so’ rotture ‘e ca…”, recitava il caporedattore di Giancarlo Siani nella pellicola di Marco Risi dedicata al cronista, precario del Mattino.
Ed è vero: le notizie sono rotture di scatole per chi tutti i giorni se le va a cercare, ne verifica l’attendibilità delle fonti, le scrive e le firma, assumendosi la responsabilità di quanto pubblicato, come faceva Giancarlo Siani, come fa Amalia De Simone, che di notizie, negli anni da collaboratrice per la cronaca giudiziaria al Mattino, ne ha portate tante. Articoli validi e accuratissimi, tutti meno uno: quello del gennaio 2007 sulla mancata confisca, dopo il sequestro, della villa dei Vollaro, famiglia camorristica, da parte dello Stato. In realtà quella villa era stata confiscata dal 2004, ma un avvocato, una fonte fino ad allora attendibile, aveva passato quella soffiata, poi rivelatasi falsa, alla De Simone e ad altri colleghi. Nella redazione di via Chiatamone quella notizia non fu una rottura di scatole: i superiori della collaboratrice la impaginarono enfatizzandone la gravità con un titolo roboante, senza un’adeguata verifica. Non lo fu nemmeno quando il presidente del Tribunale di Napoli, Carlo Alemi, contattò i vertici del quotidiano per ottenere la pubblicazione di una rettifica, richiesta inascoltata, nonostante fosse stata sollecitata anche dalla stessa De Simone, che nel frattempo aveva scoperto l’errore. La rettifica arrivò, ma ben tre settimane dopo la pubblicazione dell’articolo e in uno spazio assolutamente inadeguato. Così, condannato dai giudici per diffamazione, Il Mattino si è reso protagonista di uno scandaloso “scaricabarile”, chiedendo alla giornalista 48.465,88 euro (52mila, incluse le spese legali), ovvero la quasi totalità dell’importo corrisposto ai diffamati.
“Si tratta di un attacco personale, - ha commentato la De Simone - sono addolorata. L’unico modo per reagire è andare avanti con il mio lavoro. La Federazione Nazionale della Stampa mi ha contattata per occuparsi della questione legale, ma a quanto ne so i precedenti di rivalsa da parte degli editori sui collaboratori sono rarissimi. Anche se in questo caso non si tratta solo di una rivalsa”. Negli anni intercorsi dal 2007 ad oggi la De Simone, laureata in giurisprudenza e vincitrice di diversi premi giornalistici, è stata, come racconta lei stessa , emarginata dai vertici della testata partenopea affinché non avesse mai il privilegio di occupare una delle scrivanie del quotidiano.
Persa la causa di lavoro intentata contro Il Mattino, ha lavorato per il free press Il Napoli E-Polis e ha combattuto per evitarne la chiusura, ha intrapreso una costante collaborazione video col sito del Corriere del Mezzogiorno e si è fatta carico della direzione di Radio Siani, emittente che trasmette da un bene confiscato al clan Birra di Ercolano, gestita da un gruppo di ragazzi del posto che trovano nella De Simone un punto di riferimento. Per lei si è mobilitata la rete: su internet, infatti, è possibile firmare un appello diretto al Mattino inviando il testo all’indirizzo mail iostoconamalia@yahoo.it. La somma chiestale da Caltagirone (nella foto) rappresenta il corrispettivo di circa 2.600 articoli che l’editore paga 25 euro lordi l'uno ai suoi collaboratori. Se il magnate dei palazzi avrà la meglio in tribunale si creerebbe un precedente pericolossissimo per tutti i giornalisti precari e free-lance italiani. Altro che “rotture ‘e ca…”.
Che avrebbe detto Siani?
 
 
26 luglio 2012
 
 
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