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Shak&Speares, rock esterofilo
 
 
Prosegue il viaggio tra i gruppi emergenti partenopei. I generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti della dodicesima puntata

di A. Alfredo 'Alph' Capuano
 
In un ambiente che purtroppo non si discosta sempre dal già sentito, improvvisamente una ventata d'aria fresca, qualcosa di nuovo. È ciò che riescono a portare gli Shak&Speares, band napoletana dal respiro più che europeo, provvista di un impeto energico che per natura è dato a pochi. Per adesso tanti live, tra cui, forse quello più importante, sul palco di Destinazione Neapolis 2011, il contest che ha permesso loro di potersi esibire sull'importantissimo stage del Neapolis Festival dello scorso anno, un singolo (sapientemente missato da Ercole Longobardi e registrato al Mono Studio di Milano) ed un video intitolato “Zoolander”, visibile su Youtube che, in pochi mesi, sembra aver colpito positivamente pubblico e critica ed, infine, un disco in cantiere con data d'uscita Gennaio 2013, le cui anticipazioni saranno rilasciate a cadenza mensile dal prossimo settembre. Il sound dei fratelli Marlowe (Lois, Max, Al e Frank) che, in realtà, si chiamano Luigi Cozzolino (voce e chitarra), Alfonso Franco (basso), Massimo (fiati) e Francesco Simeone (batteria), affonda in una cultura musicale che sorpassa di molto le Alpi, attraversa in due bracciate lo stretto di Dover per finire su qualche bel palco della zona 3 di Londra, riprendendo, contemporaneamente, qualche elemento della controparte a stelle e strisce. Il tutto, ovviamente, caricato di qualche lieve e naturale influenza derivata dalle precedenti esperienze con gli El Ghor ed i Muhe. Un rock che risente di sonorità elettroniche, quindi, ma che strizza l’occhio alle atmosfere californiane. A sentirli a scatola chiusa, si potrebbe dire che gli Shak&Speares vengano proprio dall’America, per via delle sonorità evolute e della produzione ben curata. Il risultato, quindi, è decisamente gradevole, in un continuo galleggiare tra atmosfere apparentemente spensierate ma che, ad un ascolto leggermente più attento, si rivelano essere studiate e costruite con tutti i crismi possibili. Ciò che resta da fare, dunque, in attesa del full lenght del prossimo anno, è goderseli dal vivo per poter comprenderli al meglio: il risultato positivo è assicurato.
 
 
27 luglio 2012
 
 
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