IUPPITER GROUP | MEDIA • IuppiterNews • Iuppiter TV • Chiaia Magazine • La rivista del mare | LIBRI • Catalogo • Store
home | quelli di chiaia | S.O.S. chiaia | archivio numeri | news | primo piano | sollecitazioni | quartierissime | grande napoli | mobilità | banconote | saper vivere | movida
     
 
 
Fitti pazzi, calano le serrande di Chiaia
 
 
Il connubio crisi-affitti mette in ginocchio i negozi di Napoli

di Rita Giuseppone
 

Lo shopping? Non abita più qui. Il “salotto buono” di Napoli è deserto ormai. I primi a mollare a Chiaia sono stati i negozi storici, piccoli baluardi dell’artigianato manifatturiero, schiacciati da costi e fitti sostenibili solo per i colossi delle catene internazionali. Dopo la resa di Knight in piazza dei Martiri due anni fa, un continuo abbassare di serrande: da Canestrelli a Rita Paduano, da Maffei a Marino, tutti messi in fuga dal terribile connubio crisi economica-fitti alle stelle. In Italia non si riscontrava un tale calo dei consumi dal 1946 e infatti quelle che erano le vie dello shopping presentano scenari da dopoguerra: chiusi i tanti negozi per le spose di via Duomo, chiuse le serrande di via Chiaia. L’abbigliamento non è l’unico settore che stenta: le attività commerciali sono in forte sofferenza anche nel resto della città e le periodiche chiusure delle librerie non fanno più notizia. Un quadro nero confermato dai dati: a Napoli negli ultimi dieci anni i costi di locazione delle attività commerciali sono lievitati del 22%, quasi 100 euro in più a metro quadro. In Italia, l’anno nero del commercio, il 2011, ha visto la chiusura di ben 105mila attività commerciali, mentre tra negozi e studi le morosità sono salite al 30%. Napoli è la seconda, dopo Roma, per sfratti e morosità, e le previsioni per il 2013 sono tutt’altro che rosee: sono 15mila, infatti, i negozi cittadini che rischiano la chiusura. Ad aggravare la situazione è arrivata anche la nuova imposta comunale, l’Imu, che a Napoli, con un’aliquota massima del 10,6 per mille è tra le più alte in Italia. Le conseguenze? Ulteriore aumento dei fitti, attività commerciali in crisi, dipendenti per strada. Sono più di 300, infatti, a rischiare il posto di lavoro solo a Chiaia e dintorni. Lo conferma anche Nino De Nicola (nella foto), presidente de Le nuove Botteghe dei Mille, associazione di commercianti che tiene il polso delle attività di Chiaia. “I veri precari siamo noi, i commercianti. - commenta laconico - Non siamo rappresentati da nessuna parte politica, ci hanno lasciati soli, in una zona che rappresenta il 75% dell’economia commerciale cittadina. Per un locale commerciale a Chiaia i proprietari chiedono anche più di 3mila euro al mese e, tra le spese, i costi per i dipendenti e il calo dei consumi, resistere è diventato impossibile. Basta guardarsi intorno: solo a via Calabritto sono tre i negozi sfitti”. Una situazione che, secondo De Nicola, potrebbe essere arginata da un intervento legislativo: “La nostra proposta da girare al Comune è quella di far pagare più tasse ai locatori che tengono sfitti i propri locali commerciali perché si rifiutano di affittarli ad un prezzo ragionevole”. In sostanza: visto che il blocco dei fitti è ormai un ricordo lontano, una tassazione sui locali sfitti porterebbe più soldi alle casse esangui di palazzo San Giacomo, ma, soprattutto, favorirebbe la stipula di contratti di affitto più ragionevoli. Una strada percorribile? Lo abbiamo chiesto a Marco Esposito, assessore al Comemrcio e alle Attività produttive del Comune di Napoli, il quale non ha ritenuto di dover rispondere al quesito, confermando l’impressione di un’Amministrazione estranea rispetto ai problemi della città, e che, di fronte alle proposte dei commercianti, resta chiusa, come una serranda del centro.

Con buona pace della democrazia partecipata.

17 Ottobre 2012

 
Indietro
 
 
© 2005 - 2017 chiaiamagazine.it | tutti i diritti sono riservati | edizione Iuppiter Group | P.IVA IT07969430631