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Totò, un ambo per Napoli
 
 
di Nino De Nicola
 
Almeno due volte all’anno Totò tornava a Napoli. L’ultima, la più commovente, fu proprio la visita effettuata nel 1963. In serata lo attendevano le luci e gli onori della ribalta in occasione degli «Incontri Internazionali del Cinema». La mattina fu dedicata al suo personale rito delle memorie: un rapido blitz nelle strade della Sanità. La cecità era ormai incipiente: lo accompagnarono davanti all’androne della sua vecchia abitazione a Santa Maria Antesaecula. Lui recitò di getto le malinconiche strofe di una sua poesia: «Casa mia/ stammo purtanno ‘o llutto tutte ‘dduje/ ’ncore tenimmo ‘na malinconia/ comm’ ‘a ‘na brutta freva ca ce struje/ e lentamente ‘nce farrà murì». Era il presentimento del congedo dalla vita, ma l’amarezza vera era un’altra: il distacco finale dalla sua Napoli. Fu tuttavia napoletano fino in fondo: il giorno dopo, ad un pubblico di amici, fornì quattro numeri per il lotto. Ne venne fuori un ambo sulla ruota di Napoli. Per i partenopei fu l’ennesima conferma: era davvero il numero uno della napoletanità.
 
8 aprile 2012
 
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