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Valogno, una giornata nel paese dipinto
 

 
di Livia Iannotta
 

 

 

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato. Posti sospesi, al confine tra passato e presente. Valogno è uno di questi. Un borgo dal fascino nascosto, che si arrampica sulle pendici del vulcano addormentato di Roccamonfina, in provincia di Caserta. Le 150 persone che lo abitano vivono di semplicità: non ci sono negozi né supermercati, tutti conoscono tutti, com’è tipico nei piccoli borghi, e un’unica pizzeria accoglie i visitatori. Questa cornice fuori dal comune avvolge la località di una bellezza che ha il sapore di passato e tradizioni. Eppure lì, nel paese addormentato all’ombra di castagni e ulivi, le idee e la creatività corrono veloci. Dal 2006 Valogno racconta la sua storia attraverso immagini dipinte sui muri. Ogni anno nel mese di luglio la località diventa punto di ritrovo di artisti provenienti da svariati angoli del mondo che, tra quei vicoli silenziosi mai toccati dallo smog o dal frastuono delle auto, danno vita all’arte. Sottoforma di murales, descrivono la memoria di una piccola comunità, il cui eco risuona ancora tra strade strette, vecchie abitazioni di pietra e vedute panoramiche. Nascosta nel verde, abbracciata da splendide colline, a 389 metri sul livello del mare, Valogno offre quindi una vera e propria attrazione artistico-culturale che fa della la piccola località un grande paese.

L’idea è nata da Giovanni Casale, presidente dell’associazione culturale “Il risveglio”, che ha finanziato, insieme al Comune di Sessa Aurunca, le pitture parietali. Lui, che nonostante si sia allontanato dal paese non ha mai smesso di guardarlo con occhi innamorati, ha dato tutto se stesso per la riuscita del progetto. Un percorso in salita, viste le iniziali resistenze dei vecchietti del borgo e dell’amministrazione, ma che oggi è diventato un segno distintivo e un orgoglio. «Perché un murales – dice Casale – non getta soltanto colore su una parete. Fa vibrare l’animo dell’osservatore. Vuol dire condividere un pezzo d’anima con gli altri». Valogno era un paese “morto”. I murales lo hanno riportato alla vita. L’arte ha colorato il grigio che non solo spegneva il colore delle case, ma soffocava anche la gioia di chi tra quelle mura sempre uguali a se stesse respirava. E piano piano anche le vecchiette che storcevano il naso, così contrarie alla pittura che ai loro occhi stava “imbrattando” un pezzo di storia, hanno cominciato a sorridere agli artisti e ad accompagnarli nel loro lavoro.

E così camminare tra le strade di Valogno è un po’ come visitare un museo a cielo aperto. Appena entrati nel borgo, poco più su della chiesetta dedicata al patrono San Michele, ecco che ci si imbatte in Garibaldi che a Teano incontra il re Vittorio Emanuele. Novanta mq di pittura in cui spiccano circa 50 personaggi, tra garibaldini con le inconfondibili camicie rosse e personaggi d’epoca. Numeri che ne fanno il più grande murales unitario del Belpaese. Realizzato da Salvo Caramagno in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è l’omaggio della popolazione di Valogno alla pagina più importante della storia nazionale. Proprio lui, Caramagno, artista siciliano, brillante nella realizzazione di pitture parietali, ha firmato la maggior parte dei murales del paese. Proseguendo poi tra le viuzze che si intrecciano sul fianco della montagna, le facciate delle case del borgo antico sono diventate tela bianca per gli artisti. Abbellite con affreschi a muro, evocano oggi vecchi mestieri e spaccati del mondo rurale. Storie di briganti, di donne che si dedicano alla mietitura. E ancora immagini fiabesche, come quelle dipinte da Franco Mora, artista naif della Pianura padana, e particolari religiosi realizzati da Franchina Casella o dalla “madonnara” sudcoreana Kang Hwa-Ja.

Ci sono poi vicolo Natali e via Razzini (ribattezzata non a caso “Vicolo degli artisti”): vere “perle” del borgo. Stradine dal tipico fascino medievale, in cui l’occhio viene rapito da illusioni pittoriche, come il murales che completa l’architettura di un balcone a firma Silvio Fusco o dalla rappresentazione di un amore d’altri tempi, evocato nella “Serenata” di Fiorella Tedesco. Immagini che, come spiega l’artista originaria di Valogno, catapultano l’osservatore «nell’atmosfera del murales, dove nulla è lasciato al caso, né il volo di una farfalla, né il fremito del giovane per la sua amata, né il vento leggero che sposta le tende, in uno spettacolo mozzafiato regalato dalla natura. Perché in una società che si trova pienamente in crisi, in cui si corre soltanto, si perde il sapore delle cose essenziali». Ma il risveglio del paese immobile nel tempo è soprattutto culturale. Illumina infatti il cuore di Valogno, un “Invito all’arte”. Nato dalla mano abile di Caramagno, con le sue tinte sgargianti, sembra invogliare i passanti a prendere in mano il pennello e colorare il mondo. Poco distante dal centro, poi, la vecchia scuola elementare abbandonata è stata riportata alla vita dall’associazione di Giovanni Casale. Teatro di eventi sotto il cielo estivo, è diventata “sQuola RikreAttiva”, come testimonia il grande murales a firma Rocco Lombardi e Angelo Rasile. E così lì, in quella che sembra una cartolina che dall’alto guarda a valle, lo sguardo viene proiettato in un mondo colorato, dove l’arte diventa decoro urbano e la voglia di vivere rinasce.

16 novembre 2012

 
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