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Limatola, un castello fatto “ad arte”
 

 
di Rita Giuseppone
 

«Era sera tarda quando K. arrivò. Il paese era affondato nella neve... K. Si fermò a lungo sul ponte di legno che conduceva dalla strada maestra al villaggio, e guardò su nel vuoto apparente”. Guardando da lontano l’imponente Castello di Limatola non è difficile sentirsi come l’agrimensore protagonista del romanzo postumo di Franz Kafka, sopraffatto dal fascino misterioso del castello che sovrasta un villaggio sperduto. Ma, mano a mano che si percorrono le stradine che s’inerpicano verso l’entrata, l’inquietudine lascia spazio alla serenità e ci si sente pervasi da un piacevole senso di pace. Siamo nella provincia beneventana, su un’altura che raccoglie la magnifica vista dei monti Matese e Taburno, a circa 8 chilometri dalla Reggia di Caserta e 27 da Napoli. Qui sorge il Castello di Limatola, antichissimo baluardo difensivo che oggi, grazie alla lungimiranza della famiglia Sgueglia, imprenditori specializzati nel campo del restauro e della ristrutturazione degli immobili, è stato strappato all’incuria e al degrado e restituito alla collettività in una veste totalmente nuova, senza stravolgerne i canoni estetici originari. È resort, sala banchetti, sede di meeting, di visite guidate, eventi e cerimonie e non solo: con i suoi giardini, impreziositi dalle sculture permanenti del maestro Riccardo Dalisi, il castello è un opera d’arte a cielo aperto che racchiude e conserva tra le sue mura merlate i capolavori di Francesco da Tolentino e gli affreschi di Antonio Marotta, nonché preziosissimi abiti fatti a mano in pura seta di San Leucio, in mostra all’ingresso delle graziose camere da letto arredate con gusto e cura dei particolari, il tutto in pieno stile medievale. Perdendosi col naso all’insù tra le volte gotiche del Salone delle Armi, nell’area museale interamente dedicata a Garibaldi, nelle ampie sale, interne ed esterne, adatte a banchetti e cerimonie, è possibile sentirsi trasportati ai tempi di castellani, giullari, dame e cavalieri. Eppure c’è una gran modernità che si può riscontrare nella cura dei dettagli, nelle cucine moderne e funzionali, nelle camere dotate di tutti i comfort, nel grande salone impreziosito da uno splendido lucernario. La “mano invisibile” dei fratelli Sgueglia è dappertutto, ma sospinta da studi approfonditi e dalla volontà di restituire al pubblico questo grande patrimonio, recuperato grazie all’incessante lavoro di 100 operai durato tre anni. Un gioiello che è anche una tappa obbligata per gli amanti del gusto e del saper vivere: le cucine, infatti, sono il cuore pulsante del castello. Un cuore messo in moto tutti i giorni dallo chef Giuseppe Spina, membro della Federazione Italiana Cuochi, re del finger food, reduce dalle recenti Olimpiadi della Cucina del 2012 con il suo Team Campania, per il quale la medaglia più importante si conquista offrendo piatti raffinati ma in linea coi sapori della tradizione e dei prodotti tipici locali. Come il maialino nero casertano in crosta di nocciole vesuviane, il baccalà su crema di patate o il pesce spada à la coque. Imperdibile la zuppa di farro e cicerchie, per un vero tuffo alla scoperta della cucina medievale. La ciliegina sulla torta, neanche a dirlo, è rappresentata dalla pasticceria interna che sforna babà strutturati e pastiere à la carte, nonché cheesecake, cupcake e wedding cake decorate secondo le mode del momento, in tipico stile “Boss delle torte”. Insomma, arte, natura, gusto, storia e ospitalità per un matrimonio, un fine settimana insolito ma anche un pranzo o una cena fuori dal comune, coronamento di una giornata trascorsa nella pace dei sensi.

16 novembre 2012

 
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