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Caro tariffa, stop ai falsi incidenti
 

 
di Armando Yari Siporso
 

La recente indagine di “Altroconsumo” sulle tariffe assicurative di 50 compagnie prese in esame, ha confermato la profonda ingiustizia che ogni automobilista e motociclista partenopeo subisce per il solo fatto di risiedere all’ombra del Vesuvio. I dati del 2011 confermano infatti Napoli come città più cara d’Italia, in cui il premio medio per stipulare una assicurazione per la sola responsabilità civile obbligatoria per un uomo di 35 anni si attesta sui 1.309 euro. A fronte dei 698 euro che lo stesso soggetto pagherebbe a Roma o Palermo e dei soli 522 euro che tocca sborsare ad un milanese di pari età. Ancor più preoccupante è la tendenza che ha visto lo scorso anno crescere ulteriormente questo “spread” tra Settentrione e Meridione d’Italia. L’aumento medio del premio assicurativo per lo stesso profilo di guidatore è stato, a Napoli nel 2011, del 9,2% contro lo 0,38% di Milano. A porre un freno a questo fenomeno la proposta di riforma del settore inserita nel “Decreto liberalizzazioni” del Governo Monti che, tra emendamenti e tentativi di ostruzionismo bipartisan, dovrebbe costituire un’arma importante per partenopei e non solo. Tuttavia dall’ultima “riforma liberalizzatrice” del settore, del 1994, l’aumento dei premi assicurativi ha raggiunto quota 450% e quindi viene naturale domandarsi quanto possa essere efficace l’intervento del Governo su questo tema.

Giovanni D’Antonio, vicepresidente della “Casa del Consumatore Campania”, sulla questione ha le idee chiare: “Trovandosi le compagnie assicurative costrette, ceteris paribus, ad applicare lo stesso prezzo su tutto il territorio nazionale per gli automobilisti più virtuosi, questi si troverebbero, se la riforma passasse, ad usufruire effettivamente di tariffe concretamente più basse”. E, con la possibilità di ulteriori sconti previsti dalla riforma per chi intenda dotare il proprio veicolo di una scatola nera, “si potrebbe aprire una nuova frontiera del controllo sulle perdite finanziarie dovute a truffe e incidenti falsi, che attualmente le compagnie stimano nella misura di 70 miliardi annui, e alla quale imputano il caro-tariffa”. Cifra destinata a scendere anche grazie alla proposta di istituzione di un registro dei testimoni e all’inasprimento previsto delle pene per le testimonianze false. Circostanze che porteranno, secondo D’Antonio, ad un contenimento delle frodi ai danni delle compagnie le quali, non afflitte dalla perdita di liquidità, dovranno procedere all’abbassamento delle tariffe per non perdere quote di mercato.
 

15 marzo 2010

 
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