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Balle a vela, arriva la Coppa America
 
 
di Giovanni Fulmine
 
Duro a morire, a Napoli, il viziaccio della politica spettacolo che spalma cipria sulle piaghe della città e tira avanti a colpi di eventi che dissanguano i contribuenti. Sul Lungomare liberato, dal 12 al 21 aprile, seconda comparsata della Coppa America in salsa partenopea, ultima tappa europea della nota manifestazione velica internazionale. E ora come allora dubbi a valanga. E una sola certezza: il privilegio di ospitare lo show americano costerà alle casse pubbliche 10 milioni di euro, in parte fondi europei e regionali, in parte risorse della Camera di Commercio di Napoli, subentrata all’Unione Industriali nella gestione della kermesse. Nella sottometropoli che non ha gli occhi per piangere qualcuno però insorge, ricordando la sgangherata improvvisazione che scortò la gestione della prima gara, quella della primavera 2012, a cominciare dal consuntivo reale costi-ricavi che, secondo l’Associazione «Napoli Punto a capo», non è stata mai reso noto mentre sono da un anno sotto gli occhi di tutti i postumi devastanti dell’evento sulla Villa Comunale. Gli enti locali sventolano tuttavia previsioni stellari: tra due mesi - secondo il governatore Stefano Caldoro - l’America’s Cup porterà in città 50 milioni di euro. Numeri in libertà, l’esagerazione in libera uscita visto che l’annuncio, dato alla Bit il 15 febbraio, non è stato corredato da nessuna pezza d’appoggio ufficiale su entrate e uscite. Esattamente come la volta scorsa. «Napoli Punto a capo» parla di vele a peso d’oro, poi sfiora un passaggio interessante: il contributo della Camera di Commercio nel piatto degli americani «è prelevato dai bollettini obbligatori che pagano tutte le imprese». Non era il caso di consultare gli iscritti? Gradita una replica di Maurizio Maddaloni, presidente dell’ente camerale.
 
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