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Campania: legge sull'editoria, una goccia di fondi
 
di Domenico Cortese
 
Di certo lo stanziamento di fondi per l’editoria non sarà sufficiente a risolvere «in toto» e forse neanche in parte i problemi degli editori campani di libri e giornali, vista l’entità della cifra stanziata per quest’anno (100mila euro), rapportata al numero dei tantissimi potenziali beneficiari. Ma, in considerazione delle difficoltà che affliggono attualmente l’economia internazionale e nazionale che si riflettono su quella regionale, «non si sarebbe potuto fare di più», come ha sottolineato il presidente del Tavolo di partenariato economico e sociale della Campania e consigliere regionale del Pdl, Luciano Schifone.
Ciò che conta, è che la legge per la «Promozione e sostegno dell’editoria libraria regionale e dell’informazione locale» sia stata approvata e possa cominciare a dare qualche frutto. Poi, magari, a crisi globale superata sarà possibile destinare qualcosa di più alla sua copertura e, quindi, al sostegno di un settore, qual è quello dell’editoria, tanto importante per la crescita culturale e civile della società e della democrazia, della circolazione delle idee e della formazione di un’opinione pubblica consapevole dell’importanza delle diversità per la difesa dei principi e dei valori. Il settore è in difficoltà per un ventaglio di ragioni, tra cui: la limitatezza dei fondi a propria disposizione; l’eccesso di «nanismo» imprenditoriale che ne contraddistingue la stragrande maggioranza; la scarsità del gettito pubblicitario che, in un’economia in crisi qual è quella campana, non riesce a rappresentare uno sgabello sufficientemente solido per garantirne la sopravvivenza.
Il che fa della platea dei suoi protagonisti, una folla di predestinati al fallimento o all’asservimento al padrone di turno e ne mette in discussione il ruolo, l’indipendenza e la capacità di contribuire alla costruzione di una società civile in grado di aiutare l’ex Regio felix a crescere, a emanciparsi dal sottosviluppo sociale-economico e culturale. Senza contare che, in queste condizioni di difficoltà, diventa impossibile ergere un baluardo contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nei gangli vitali della nostra realtà regionale, sia sotto il profilo economico-finanziario e produttivo sia a livello istituzionale e politico.
Detto questo, proviamo ad approfondire i contenuti della legge. A cominciare dagli obiettivi: il sostegno alla stampa di informazione periodica locale; la distribuzione locale e la diffusione della stampa periodica di informazione; la promozione, la definizione e l’attuazione di progetti innovativi per la diffusione, l’analisi e la lettura della stampa d’informazione locale; l’incentivazione alla diffusione del libro, attraverso il sistema delle piccole librerie, al fine di valorizzare anche le aree periferiche.
Va evidenziato che la suddetta legge prevede, quindi, la concessione di contributi finalizzati alla realizzazione del prodotto finito; alla progettazione, lo sviluppo e l’aggiornamento dei contenuti digitali, siti web e tecnologia internet e-commerce, di comunicazione e di promozione multimediali; all’attività di promozione tramite la rete libraria, alla stampa, l’acquisto di spazi pubblicitari su testate e periodici d’informazione di carattere locale, regionale o nazionale e l’attività di ufficio stampa; alla promozione con il sistema delle piccole librerie, specializzate nella vendita di prodotti editoriali a stampa ed audiovisivi e di prodotti multimediali connessi a produzioni editoriali; all’attività di commercializzazione attraverso la distribuzione su scala regionale e nazionale, nonché alle ristrutturazioni aziendale ed ammodernamento tecnologico. Verranno, inoltre, istituiti: il centro di documentazione sull’attività editoriale e multimediale; il registro delle imprese editoriali campane e premi per favorire e promuovere i progetti delle imprese campane operanti nel settore editoriale.
Le domande per la concessione dei contributi vanno presentate entro il 31 ottobre di ogni anno, corredate dalla documentazione a dimostrazione del possesso dei requisiti previsti ovvero: imprese costituite in forma individuale o societaria, sia di persone che di capitali, con sede legale e redazione in Campania; iscrizione alla Camera di Commercio da almeno 3 anni, il possesso del codice di attività Ateco 581100 edizione di libri e del codice Isbn 13; oggetto prevalente dell’impresa la pubblicazione e la successiva commercializzazione di prodotti editoriali; la produzione editoriale di almeno 30 titoli in catalogo, strutturate in collana, da cui si evince un programma ed una linea editoriale.
Per quanto attiene, poi, alle imprese, le cooperative e le associazioni editoriali che editano periodici e che hanno sede legale e attività produttiva in Campania, operano con regolarità da almeno tre anni e sono già iscritte al registro degli operatori della comunicazione, possono accedere ai contributi se le testate editate hanno frequenza non quotidiana ed, almeno, settimanale; hanno periodicità regolare di almeno 40 uscite per i settimanali; tiratura superiore alle mille copie, di cui almeno il 50% inviato tramite abbonamento sul territorio regionale, e diffusione nei capoluoghi provinciali o sovracomunali ed, infine, hanno le caratteristiche proprie dei giornali con foliazione destinata per il 55% all’informazione locale e, per non più del 45% destinata ad ospitare la pubblicità su base annua. Fin qui i punti principali della legge. C’è da chiedersi, però, se saranno sufficienti i 22 articoli - per quanto, intensi e sostanziosi - di cui si compone la normativa appena approvata, per risolvere i problemi del settore editoriale che in Campania - ancora più che altrove - sono, sì, conseguenza della limitatezza del numero dei lettori e della scarsità - sia qualitativa che quantitativa - degli utenti pubblicitari, ma anche dell’inconsistenza dei contenuti.
Difficile perché per quanto la fine della crisi che, prima o poi arriverà, potrà, come assicurato dai proponenti della legge, far crescere gli stanziamenti ad essa finalizzati, i contributi pro capite resteranno, comunque, limitati, rispetto ai costi da sostenere.
Da qui la necessità che organi d’informazione ed editoria si adeguino, cercando di dare quel colpo d’ali, indispensabile a far crescere il livello qualitativo, e quindi l’attrattività e l’attenzione dei lettori e degli inserzionisti pubblicitari nei loro confronti.
Se ne saranno capaci, la normativa potrà tornare utile, altrimenti la buona volontà dimostrata nell’occasione dalla Regione, finirà per essere uno sforzo inutile e privo di significato, impossibilitato ad offrire risultati concreti, per l’incapacità dei protagonisti dell’informazione a mettere sul mercato prodotti all’altezza dei tempi ed appetibili per i potenziali lettori.
 
22 febbraio 2013
 
 
 
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