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IL RICORDO/ Di Pace, quel sogno di Piazza del Plebiscito
 
   
 
di Alvaro Mirabelli
 
È morto a 105 anni il decano degli ex Allievi della Nunziatella, l'architetto Vittorio di Pace. Nato a Napoli il 13 giugno del 1907  nel corso della sua attività si è specializzato in architetture d’interni, ha realizzato numerosi progetti tra cui negozi, ville, appartamenti, ridisegnando e ristrutturando gli arredi della Sala dei Baroni a Castelnuovo e della sala consiliare della Provincia a S. Maria la Nova. Chiaia Magazine lo ricorda con un articolo, apparso sul numero di maggio 2010, in cui Di Pace illustrò il suo progetto per rivoluzionare piazza del Plebiscito, oggi più che mai al centro del dibattito.
 
Vittorio Di Pace, architetto, è probabilmente il decano degli architetti europei. A stupire, però, non sono i suoi 103 anni ma un vigore creativo praticamente intatto e un amore per Napoli che ha retto a tutte le delusioni. Per questo sforna ancora progetti e, per motivi professionali, fa persino il pendolare tra Italia e Sud America. Il baricentro del suo lavoro, però, resta sempre la sua città alla quale riserva un entusiasmo che le difficoltà operative non sono mai riuscite a smontare. Anche se i toni si fanno aspri quando denuncia l’apatia dei governi locali: «Da anni - sbotta - studio proposte per risolvere, almeno in parte, qualcuno dei tanti problemi di Napoli: idee puntualmente snobbate dalle nostre amministrazioni». Sorte toccata anche all’ultimo progetto che l’architetto ha spedito al Comune di Napoli: un’invenzione architettonica per piazza del Plebiscito che coniuga l’attenzione al decoro del luogo con uno spunto funzionale decisamente geniale. 
Lui riassume così: «Si tratta di dare alla basilica di S. Francesco di Paola un sagrato che non ha mai avuto, arricchendo in questo modo la piazza, attualmente desolata e spoglia: ma si tratta anche di collegare la piazza (e quindi anche il centro cittadino) al Borgo Santa Lucia, da tempo isolato a causa della pedonalizzazione della grand place». 
«L’attuale piazza - spiega Di Pace - è uno spazio glaciale, offeso dalle pallonate, dai motorini o da presunte opere d’arte. Il vero problema, però, è che essa di fatto è una barriera tra il centro e Santa Lucia, ormai ghettizzata. La mia soluzione, invece, elimina questi inconvenienti. La chiave di tutto è il piano antistante alla basilica e al porticato ai quali per ora si accede salendo 15 gradini. Ebbene: si tratta di rialzare di circa un metro e settanta tutto questo piano, che è appunto la  zona compresa nell’arco del porticato. Così si ottiene un sagrato che consente di accedere ai portici, salendo appena 5 gradini. Per accedere, invece, al sagrato dal resto della piazza, che così diventa leggermente sottoposta al sagrato stesso, si tratterà di realizzare, più o meno all’altezza delle due statue equestri, una seconda gradinata, stavolta di 10 scalini: gradini da usare anche come platea per assistere a spettacoli nella piazza sottostante. Ed è a questo punto che all’idea del sagrato e della seconda gradinata si salda l’idea di creare una direttrice di traffico veicolare senza turbare la pedonalizzazione della piazza. Come? Creando ai lati della scalinata due rampe inclinate che passeranno sotto di essa. In pratica un sottopasso che collega la strada antistante la prefettura a quella antistante Palazzo Salerno e che, mimetizzato dal verde, risulterà quasi invisibile: le auto potranno poi proseguire per via Cesario Console». Insomma uno scenario bello, semplice e conveniente. 
 
14 giugno 2013
 
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