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FOCUS/Cinema indipendente, arriva la legge della Regione Campania
 
 
 
di Livia Iannotta
 
«Il cinema indipendente in Italia? Uno strumento di speculazione per realizzare film a basso budget che il sistema del cinema tradizionale non recepisce e puntare con quel film a scalare il sistema stesso, perpetrando le pratiche e gli usi consolidati tra i gruppi di potere». Ha le idee chiare Maurizio Fiume (nella foto), regista e sceneggiatore, autore del film «E io ti seguo», sull’uccisione di Giancarlo Siani. Dopo il primo «Forum sul Cinema indipendente» (organizzato a Napoli nel mese di aprile da indinapolicinema, l’associazione dei cineasti indipendenti napoletani da lui presieduta, e Iuppiter Group), tra un ciak e l’altro sul set del suo nuovo documentario dedicato a Raffaele La Capria, ha alzato il velo sullo status non troppo felice del cinema d’autore in Italia e in Campania. Contro l’imperare delle pellicole «commerciali» che mettono in ombra i film di qualità, quelli nati per durare nel tempo, lui la ricetta per rinascere l’ha già trovata.
 
Film indipendenti, a basso budget, d’autore: un ampio spettro di definizioni. Che cosa è per te il cinema indipendente?
Il cinema indipendente deve essere la modalità di ideazione, progettazione, realizzazione e diffusione di un cinema che punti all’alta qualità. Credo poi che si debba separare il cinema commerciale, che punta principalmente all’incasso e all’intrattenimento, dal cinema indipendente che dovrebbe puntare alla ricerca, alla sperimentazione di nuovi linguaggi e storie. Nel 2011, prima ancora della costituzione di indinapolicinema, avevamo elaborato due documenti fondamentali: il codice etico e il regolamento dei film indipendenti. Quel documento (che trovate sul sito indinapolicinema) è un primo serio tentativo di definire il cinema indipendente in Italia.
 
Il mondo cambia, si evolve. I network e la digitalizzazione crescono. In uno scenario del genere quale sarà il futuro del cinema?
Dal 2014 in tutto il mondo la pellicola sarà sostituita dal digitale nelle sale cinematografiche. Nel giro di qualche anno tutte le sale saranno interconnesse al satellite o alla rete internet ad alta velocità. Questo significa che qualunque produttore indipendente o cineasta potrà fare accordi direttamente con le sale cinematografiche per far trasmettere i propri lavori. Non sarà semplice, bisognerà acquisire nuove competenze, conoscere bene il pubblico di ogni sala, saperlo coinvolgere, riuscire a trovare un sistema di comunicazione efficace. E sarà anche la prima volta che ai cineasti indipendenti è offerta una possibilità così potente.
 
Focalizziamo l’attenzione sul panorama nazionale. Quanto è tutelato a livello istituzionale il cinema indie?
In Italia non c’è alcuna tutela del cinema indipendente. In realtà la maggior parte degli addetti ai lavori del cinema non ritiene che in Italia esista un cinema indipendente. 
 
Ma nel concreto come avviene la distribuzione delle risorse pubbliche nazionali e locali destinate al cinema?
Le risorse pubbliche nazionali sono erogate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Quelle del Mise sono rivolte alle imprese dell’audiovisivo e sono limitate. Il Mibac amministra invece il Fondo Unico dello Spettacolo (Fus), che però ogni anno viene ridotto. Attualmente vengono finanziati sviluppo, sceneggiature, produzione, distribuzione e vendita all’estero di cortometraggi, lungometraggi e film di interesse culturale. In genere vengono deliberati finanziamenti del 20% del budget. Le risorse locali provengono dalle Regioni (quelle che hanno approvato una legge sul cinema) e di norma gestite dalle Film Commission locali. Esistono poi sistemi di contributi automatici ai film e agli autori che incassano oltre 1 milione di euro e agevolazioni fiscali (tax credit e tax shelter) che di fatto finanziano film di grande richiamo per cast, regista, produttore, che io chiamo commerciale. 
 
Arriviamo al punto cruciale. L’associazione indinapolicinema ha elaborato una bozza di legge regionale sul cinema indipendente, attualmente in fase di approvazione in Consiglio regionale. Qual è il contenuto? 
È la prima legge in Italia riservata al cinema indipendente. Definisce le sue caratteristiche e destina delle risorse (per il 2013, 300.000 euro) a nuove e esistenti microimprese, allo sviluppo di sceneggiature, alla produzione di cortometraggi, documentari e lungometraggi. La legge norma dettagliatamente la composizione della Commissione, garantendo un alto livello nella scelta dei componenti. L’obiettivo è creare in Campania, in tre anni, 15 nuove microimprese di produzione indipendente, rafforzarne 15 esistenti, sviluppare 15 nuove sceneggiature di lungometraggio, 15 nuovi cortometraggi, 15 nuovi documentari e 15 lungometraggi. Voglio subito dire che le risorse previste per il 2013 sono un decimo della nostra richiesta. Credo che la Campania, che è in genere al secondo o al terzo posto tra le regioni italiane per produzione di cinema, non possa permettersi di investire ogni anno meno di 3 milioni di euro.
 
In Italia quanto è forte la domanda di cinema indipendente? E cioè, si obbedisce esclusivamente alle logiche di mercato o realmente si sente il desiderio di un cinema di qualità?
Il «Forum sul cinema indipendente» che indinapolicinema ha organizzato a Napoli ha purtroppo dimostrato un sostanziale disinteresse della maggior parte dei lavoratori del cinema, a cominciare da autori e produttori. Ho dovuto prendere atto che il cinema indie in Italia non è considerato una risorsa in grado di rilanciare l’intera filiera cinematografica e audiovisiva. Eppure sono convinto che il pubblico sappia individuare opere di qualità dai prodotti industriali di serie che puntano solo al profitto immediato. 
 
Quindi cosa occorrerebbe per una nuova spinta al cinema indipendente?
Tutte le risorse pubbliche europee, nazionali, locali, i contributi e le agevolazione fiscali devono essere destinate esclusivamente ai film a basso budget. Devono essere stabiliti dei criteri oggettivi di budget minimi e massimi, di compensi di autori, attori, tecnici e di costi di attrezzature e materiali. Devono essere nominate commissioni di massimo 5 persone di alto profilo tecnico e etico che restano in carica per massimo 18 mesi. Deve essere incentivata la creazione di microimprese di produzione e occorre lanciare un piano di formazione di nuovi produttori indipendenti capaci di realizzare coproduzioni internazionali. Interventi di questo tipo consentirebbero in 5 anni di rinnovare e affermare il cinema indipendente italiano in una prospettiva internazionale.
 
14 giugno 2013
 
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