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Via Fiorelli, c'era una volta la civiltą
 
 
 
di Armando Yari Siporso
 
 Solo duecento metri separano via Fiorelli dalla più celebre via dei Mille. Eppure, mentre nella strada degli eroi garibaldini i grandi marchi della moda internazionale allestiscono le vetrine dei propri negozi con i capi più costosi delle loro collezioni, a meno di trecento passi, regnano degrado ed inciviltà. La denuncia arriva oggi direttamente dai residenti, ormai esasperati dalla situazione con cui sono costretti a convivere ogni giorno. Ma quella di via Fiorelli è una storia lunga che si perpetua da anni.«La strada è stata abbandonata, ed è ferma a 70 anni fa» è il grido di Ugo Frasca - residente della zona e vicepresidente del Circolo Rari Nantes - che, della via intitolata al fondatore del Museo Nazionale di San Martino, ha fatto il campo della propria battaglia civica. Una battaglia lunga e fatta di interpellanze alle istituzioni e di impegno concreto. «Sulla strada - racconta Frasca - sono ben visibili gli anni di incuria ed abbandono: dai segni del crollo di un grosso albero che 10 anni fa circa distrusse il muro di confine della via, (peraltro mai ricostruito e sostituito con un indecoroso laminato di alluminio, nel quale si intravedono distintamente i fori di accesso di gatti, topi e di chi sa quali altri animali), fino ai basoli larghi ed alle fogne intasate da una vegetazione spontanea, che in estate fa da dimora alle tanto odiate blatte». Effettivamente sembra una via dimenticata da tutti, quella dedicata all'ex Sovrintendente di Pompei. Almeno in parte. Perché tra cassonetti rovesciati e maleodoranti e il fondo stradale sconnesso, un lampo di modernità c'è pure in via Fiorelli: Le “strisce blu” e l'immancabile parcometro elettronico, infatti, sono presenti anche qui. Pare che nell'esigere il pagamento per la sosta la memoria sia più vigile di quanto lo sia al momento di effettuare la manutenzione. «Tuttavia anche la questione parcheggio - spiega Frasca - è un altro dei problemi della zona: gli abusivi occupano gli spazi spostando i cassonetti o finanche gli stessi motoveicoli dei residenti che, in alcuni casi, si sono trovati multati pur avendo lasciato i propri mezzi in modo regolare». La colpa però non è tutta delle istituzioni. Sono spesso gli stessi abitanti a fare della propria via (o di una limitrofa) un luogo di degrado. Le deiezioni dei cani sono ovunque e i rifiuti vengono buttati, a qualsiasi ora, anche fuori dagli appositi cassonetti. Nel salotto buono di Napoli c'è però anche tanta civiltà. è il caso di Salvatore - portiere in uno degli stabili della zona - che, ogni mattina, dopo aver pulito il proprio fabbricato, esce in strada e, senza ovviamente percepire alcun guadagno, inizia a pulire un buon tratto della strada dimenticata da tutti. «Ho affisso in strada anche dei cartelli - spiega Salvatore - per invitare i padroni dei cani ad un comportamento più corretto, ma non ho visto nessun risultato». E, infatti, camminare per via Fiorelli è ancora come essere sospesi tra la Svezia e il «quarto mondo». Tra palazzi signorili elegantissimi e marciapiedi maleodoranti, può capitare di incontrare una signora ben vestita che ti risponde maleducatamente che il suo cane ha diritto di espletare in strada i suoi bisogni perché «non può mica farli in casa», oppure un «portiere-galantuomo» che pulisce la strada anche dove non gli è dovuto, perché considera tutta la città un bene comune e quindi anche casa sua.

21 ottobre 2013

 
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