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Quando Carletto collezionava Tex Willer
 
 
 
di Francesco Iodice
 
A distanza di mesi non si riesce ancora a pensare che Carlo Iuliano, dirigente, storico e insostituibile capo-ufficio stampa del Napoli di Ferlaino e di Maradona, non ci sia più. Finalmente la SS Napoli ed il Comune di Napoli hanno in parte riabilitato la sua memoria intitolandogli la Tribuna Stampa dello stadio San Paolo e la cerimonia si è svolta l’8 ottobre, presente il sindaco di Napoli de Magistris, con l’intervento di Ferlaino e di un centinaio di giornalisti (nella foto). Tutto questo ha testimoniato l’affetto e la notorietà che aveva questo personaggio inimitabile (persino nel suo intercalare: «Oh,oh, per l’anima mia!») universalmente chiamato Carletto. Alla fine, tutti - compresi molti ex-calciatori, come Vinicio che gli era molto amico - hanno parlato davanti ai microfoni delle Tv locali e ognuno ha detto la sua. Ma hanno detto veramente quello che Carletto intimamente era? Sullo stadio e nel mondo del calcio i rapporti sono necessariamente superficiali e, quindi, nessuno poteva conoscere, a nostro modesto avviso, l’ essenza dell’animo di Iuliano. La sensazione che nessun commiato sia definitivo, è caratteristica di chi frequenta le persone sia dall’infanzia o a chi per anni ha vissuto a suo contatto. E allora, sentimenti, vicende, volti che sembravano sepolti per sempre , invece ritornano, risorgono, sono di nuovo vivi e presenti; incontrano un’altra esistenza: quelle di chi li ha frequentati fuori dell’ambiente di lavoro e li integra nel proprio vissuto. A noi è toccata la sorte di aver frequentato Carlo sin dalle elementari, allorché già si potevano intravedere quelle capacità, quelle caratteristiche e quei lampi di intelligenza che gli avrebbero consentito - partendo dal paese da solo e da zero - di raggiungere vette insospettabili e insospettate nel difficile e impervio habitat metropolitano. E allora affiorano i ricordi: i fumetti di Piccolo sceriffo, Sciuscià, Kinowua lo scotennato e Tex Willer erano scambiati e commerciati fra i coetanei del paese, ma alla fine la serie completa e lo stato di conservazione migliore erano indissolubilmente appannaggio di Carletto. Da grande, la frequenza al corso di Giurisprudenza gli consentì - come alla gran parte dei giovani di redazione di giornale - di lavorare anche prima del conseguimento del diploma di laurea (cosa impossibile a chi, come noi, frequentava il corso di Medicina). Negli anni ’60, Carlo iniziò come corrispondente da Casoria del Roma e, gradualmente, ma con decisione, prudenza e tenacia superò ogni difficoltà, divenne redattore dell’Ansa fino a raggiungere la vetta di Capo Ufficio Stampa con Ferlaino con cui ha collaborato ben trentasei anni, cosa che gli ha conferito quella indiscussa unicità. L’ultimo ricordo riguarda i nostri Natali dell’infanzia: nel Presepe mettevamo tutto il possibile: soldatini, elefanti, foche di cartapesta, cani e gatti enormi di stoffa perché ritenevamo che il Presepe dovesse contenere il mondo intero.
Oggi se lo rifacessimo, metteremmo anche una foto di Carlo con il suo volto sereno e sorridente. Non ci starebbe male. è vero che a gennaio dovremmo smontare il tutto, ma nel dicembre seguente la foto starebbe di nuovo là.
 
 
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