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L'EDITORIALE / LO CHIAMAVANO FAKEMAN
 

      

 

di MAX DE FRANCESCO

E' notizia di queste ore la presenza a Napoli di due redattori del celebre Guinness Word Record, libro in cui dal 1955 vengono raccolti tutti i primati, naturali e umani, più originali del pianeta. Questa volta, però, secondo le prime indiscrezioni, il record su cui stanno indagando non riguarda le dimensioni della pizza né gli infiniti percorsi sotterranei della città, ma ha a che fare con un uomo di spiccato narcisismo che, almeno finora, ha buone possibilità di entrare nel libro dei primati come il più grande produttore di fake news al mondo. Non sappiamo dove pernottino i due emissari del Guinness né che alimentazione seguano e se abbiano già provveduto a un selfie sul Lungomare, ma pare che da giorni frequentino con assiduità Palazzo San Giacomo e partecipino agli eventi in cui il sindaco inaugura e proclama. Non meravigliano, quindi, le impennate farlocche del primo cittadino nelle ultime apparizioni pubbliche in cui, pregustando la palma di primatista planetario di fake news, ha gioiosamente prodotto un quantitativo tale di cazzate urbi et orbi da far impallidire il miglior Renzi: «Napoli traino del Paese», «Qui a Napoli abbiamo fatto la rivoluzione», «Il mio è un ruolo mondiale». Con l’ultima dichiarazione solo ora abbiamo capito che si riferiva alla sempre più concreta probabilità di entrare nel libro del Guinness come giocoliere incontrastato di supercazzole e gigante della filosofia spicciola delle post verità. Crediamo che Luigi de Magistris non debba stare in apprensione per il prestigioso traguardo: uno che nel 2011 promise con implacabile piglio che a Napoli la raccolta differenziata sarebbe arrivata al 70% in 6 mesi e, oggi, dopo 7 anni, quella percentuale supera di poco il 30%, di che si preoccupa? Chi vuoi che gli scippi la palma? Quando sente il «porta a porta» il sindaco, fortemente sintonizzato su se stesso, pensa più al salotto di Vespa che al sistema dei rifiuti che, è bene dirlo, senza impianti di compostaggio (promessi e mai realizzati) e con il flop della differenziata, si regge attualmente sul tanto osteggiato termovalorizzatore di Acerra (che smaltisce il 90% dei rifiuti prodotti in città) e sui bastimenti di munnezza che partono all’estero, arricchendo così le casse dei paesi “ricicloni”. 
Lasciamo alla banda dei pifferai della città ribelle il conteggio dei turisti e dei cappellini, lasciamo alla borghesia «tanto poltrona e dormigliona nella sicurezza quanto feroce e reazionaria nel pericolo» (Francesco De Sanctis dixit) l’ultimo psichedelico happening, lasciamo agli scrittori in tournée in città l’esercizio dello sviolinio, lasciamo alle ronde degli scugnizzi liberati l’utile aggiornamento delle liste di proscrizione di tutti quelli che osano raccontare un’altra Napoli trasgredendo, per amore di verità, il protocollo delle meraviglie e pubblichiamo alcune foto, arrivate in redazione, di munnezza vera, monumenti d’inciviltà e di cattiva amministrazione che, con questo caldo, oltre a emanare puzza da Guinness, sono diventati location ideale per i rave party di ratti e blatte. La nobile decaduta via Cappella Vecchia, ad esempio, ospita una bomba di rifiuti proprio nel suo tratto iniziale, a due passi dalla rinomata libreria La Feltrinelli, dove una schiera traboccante di cassonetti, posizionata su quello che era stato pensato come passaggio pedonale, è spettacolo indegno e inquietante. Non occorrono grandi ragionamenti per capire che il «porta a porta» mai partito in questa zona perché il Comune è in bolletta, l’incivile abitudine a depositare i sacchetti in qualsiasi ora del giorno e l’apertura incontrollata di nuovi ristoranti e locali d’intrattenimento senza aver previsto un alternativo centro di raccolta, abbiano contribuito ad aggravare la situazione e a costringere addirittura qualcuno, a sera, a coprire con un telo arancione una parte dei cassonetti stracolmi per rendere la vista meno indecente. 
Spostiamoci alla fine di via Nuova Pizzofalcone, angolo via Gennaro Serra, dove alcuni residenti hanno segnalato un traffico intenso di topi a causa di contenitori assediati da sacchetti, materassi e oggettistica di varia natura e ignota provenienza. 
La gravità dell’indecorosa situazione è che stiamo in una zona ricca di turisti, a un tiro di rezza da piazza del Plebiscito e dalla Prefettura: appare assurdo come non si sia pensato a creare altri punti di raccolta dove riversare i rifiuti visto che da piazza Santa Maria degli Angeli i cassonetti ufficiali sono posizionati solo a piazza Trieste e Trento. 
Possiamo mai discutere di vita reale con chi ha impostato la sua carriera politica sulla logica dello spontaneismo e su un’ossessiva pianificazione di simulazioni e creazione di falsi obiettivi? Immaginiamo quanto sia consistente il report dei redattori del libro dei primati con l’inimitabile collezione di fake news prodotta dal sindaco in questi anni rampanti: dalle 600 euro al mese a tutti i disoccupati residenti a Napoli alla salvifica moneta «Napo» contro la crisi economica; dalle cancellate alla Galleria Umberto al «pagamento dei fornitori del Comune a 30 giorni»; dai Quartieri spagnoli come Montmartre alla «creazione di una zona a luci rosse come Amsterdam» (a piazza San Domenico Maggiore lo hanno preso alla lettera); dal «Ricostruiremo il Palargento» al «Avremo un nuovo stadio», dallo strepitoso «La fine della camorra è sempre più vicina» al perentorio «Abbiamo creato la più grande azienda di trasporto pubblico d’Italia» che, dopo il taglio estivo da parte della devastata Anm di ben 40 linee di bus, rappresenta il bonus decisivo per l’entrata di Luigi “Fakeman” nel Guinness Word Record.
Il 18 luglio del 2011 il sindaco disse: «Man mano che andiamo avanti per rendere Napoli autonoma stiamo constatando atti di sabotaggio messi in atto da chi non vede di buon occhio il nostro piano che costituisce una rivoluzione ambientale». Dopo tutti questi anni chi ragiona, e non certo chi farnetica, sa che in città l’unica entità autonoma esistente è l’eterno caos. Napoli con i suoi 900 mila abitanti e una differenziata lontana dagli standard nazionali e internazionali, produce in un anno la quota più elevata di rifiuti in una provincia con oltre 3 milioni di persone. Una produzione di munnezza di più di 370mila tonnellate che non si trasforma in ricchezza ed è ancora “allergica” al virtuoso riciclo. Questa è la vera rivoluzione: la munnezza come “bene comune”. Confezionata così sembra una notizia fake. Già temiamo che Luigi “Fakeman” possa rubarsela.
29 giugno 2017
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