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CINEMA/ Quando i racconti diventano...corti
 

 

di GIORDANA MOLTEDO

Tre cortometraggi. Tre spaccati sulla realtà di oggi che hanno come sfondo Napoli e, in particolare, la zona di Pizzofalcone e Chiaia. E dopo la prima proiezione avvenuta nel fantastico scenario della Galleria Borbonica, in occasione dell’anteprima a dicembre scorso della manifestazione “Montedidio racconta”, adesso i tre corti Rosso Perfetto, Don Vesuvio e Lorenza, prodotti da Iuppiter Group con i fondi dell’Imaie e realizzati dallo showrunner Maurizio Fiume (fondatore della Riverstudio insieme a Flora Fiume), sono pronti per essere proiettati a festival e manifestazioni culturali. Ed è proprio la cultura l’elemento di congiunzione tra l’attività cinematografica e l’attività editoriale svolta sempre dal gruppo. Una correlazione in grado di tramutare la parola in immagine, come avvenuto nel caso di Rosso Perfetto tratto dall’omonima raccolta di soggetti cinematografici e Lorenza, tratto da Bar dell’Opera, raccolta di racconti scritti da Roberto Del Gaudio.
Scavando nel cuore delle trame, Rosso Perfetto - cortometraggio scritto da Mariarosaria Figliolia e interpretato da Rocco Giordano, Eva Immediato, Noemi Maria Cognigni, Sergio Del Prete e Renato De Simone -, è il frutto di una storia dalle sfumature noir, il cui scopo è quello squarciare il tessuto patinato che avvolge il mondo della moda. Un mondo dietro al quale se ne cela un altro caratterizzato da sfruttamento, delocalizzazioni, mancanza di diritti e, nel caso della storia, dalla misteriosa scomparsa di alcuni operai dell’azienda di tessuti, che avviene in concomitanza dell’arrivo di una lettera che comunica loro il trasferimento in uno stabilimento della Cina.
Dal noir di Rosso Perfetto al surreale di Lorenza, scritto e interpretato dall’autore di Bar Dell’Opera con Viviane Cammarota. Il corto con Del Gaudio è incentrato su una ragazza un po' stramba e fuori dal mondo di nome Lorenza che, pedalando per le vie di Pizzofalcone, si ritrova in una città che non le sembra più essere la sua. Si viene così a creare una mescolanza tra la dimensione del reale e quella del fantastico, portando lo spettatore dinanzi a un dubbio: se il personaggio, in particolare la ragazza, esista o se il tutto sia frutto del potente immaginario dell’autore nel creare storie. 
Una storia ideata pescando a piene mani dagli scenari suggestivi offerti da Napoli è  Don Vesuvio scritto da Max De Francesco. In una Napoli che vede il suo simbolo, il Vesuvio, risvegliarsi ed essere pronto ad un’imminente eruzione, un ragazzino (Gabriele D’Aquino) - attraverso il modellino di una locomotiva - cerca di rimettere insieme i cocci di una famiglia che si è disgregata per via di una guerra interna tra la madre (Anna Capasso), legata ai valori della famiglia, e al padre (Vincenzo Santoro), legato al danaro e in particolare al guadagno facile.
La fuga, l’eruzione del Vesuvio, le scalinate della sotterranea Via delle Memorie che percorre il ragazzino, sono come un continuo rimando alla storia e, in particolare, alle guerre che per fattori esterni o interni, ciascuno si ritrova a vivere. Bellezza, creatività, degrado, guerra, precarietà, illusione: queste sono le tematiche che traspaiono dai corti e che, come in uno specchio, riflettono le sfumature della Napoli di oggi.  
25 giugno 2019 - copyright chiaiamagazine
 
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